Vicina anziana in vestaglia nera con due in uniforme

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Salotto anni settanta, luce calda dell'ora di pranzo taglia diagonale sul pavimento in cotto. La sessantenne si sistema sul divano di pelle scamosciata, vestaglia nera opaca aperta fino all'ombelico, cintura lasciata penzolare. I due uomini in uniforme blu scuro stazionano ai lati, mani sui fianchi, sguardo fisso. Lei scioglie il nodo con due dita, abbassa le mutande di pizzo macramé nere, invita il più giovane a inginocchiarsi. Lui afferra le cosce, affonda in un pompino profondo, saliva che cola sul collo del cazzo. L'altro le monta alle spalle, palme aperte sulle clavicole, entra da dietro con una spinta secca. Sudore sulla fronte, respiro corto, il bacino di lei spinge indietro per incontrarlo. Cambio posizione sul tappeto berbero, a pecorina, seni oscillano liberi. La candela accesa sul comò vibra nella corrente, ombre danzano sul muro. Softbox a 45 gradi illumina il profilo dei glutei contratti. Il regista cambia angolo a metà ciak, sposta la cinepresa fissa sul comodino. Lei sceglie il ritmo, solleva un gomito, dirige la pressione sul collo. Moka stretta sul fornello fischia in lontananza. Tre telecamere registrano, boom sopra il tavolino. Orecchini a cerchio d'oro sbattono contro il legno. Lei chiama lo stop dopo la sborrata calda sul fianco, si ricompone lentamente, riallaccia la vestaglia senza fretta.