Vicina anziana esperta sotto la doccia esterna
Mezzanotte passata e l'acqua scorre tiepida dalla canna arrugginita sopra il terrazzino. Pietra fredda contro la schiena nuda mentre mi piego in avanti, mani appoggiate al muretto basso. Lui si avvicina da dietro senza fretta, dita che sfiorano i fianchi attraverso la vestaglia color salvia semiaperta. La stoffa cade dalle spalle bagnate, scivola giù lungo i seni pesanti che oscillano liberi nell'aria umida. Sento il suo fiato prima delle labbra - caldo tra le scapole - poi sulla nuca mentre mi tiene ferma per i capelli raccolti male in uno chignon sciolto. Mi giro piano, gli occhi fissi nei suoi mentre mi abbasso lentamente fino a toccare terra con un ginocchio solo sull'assito irregolare del pavimento esterno. Rivista usata sul comodino dentro casa resta aperta alla pagina dei cruciverba incompleti - nessuno ci pensa più ormai - io tengo lo sguardo alto mentre lo prendo in bocca senza fretta, lingua attorno alla punta del cazzo teso come un cavo elettrico acceso. Succhio forte ma controllo tutto io - ritmo mio - pressione mia - lui geme ma non muove un muscolo se non dove gli permetto io. Il microfono pinzato sul bordo della vestaglia registra ogni ansimo, ogni schiocco molle delle labbra attorno alla carne gonfia. Teleobiettivo da balcone opposto cattura tutto con diaframma aperto a f/2 per isolare solo noi due nel buio pieno di grilli. Quando viene lo faccio entrare dentro di me fino in fondo, pancia piatta contro addome contratto, gambe larghe sul legno marcio, sudore misto all'acqua della doccia spenta da dieci minuti. Io decido quando fermarmi. Ripartire. Alla fine resto seduta per terra con le mutande strappate ai polsi e una sigaretta spenta tra le labbra screpolate.