Vicina anziana esperta con lingerie perversa sabato sera tardi

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Io sento il calore della stoffa contro le cosce mentre mi sistemo sul divano di velluto blu polvere. Il rumore delle auto in fondo alla strada entra piano dalle finestre socchiuse. Carte da gioco mezze sparse sul tavolino basso accanto al bicchiere vuoto. Indosso la vestaglia color salvia ma non la chiudo. So cosa vogliono vedere. Mi piace sapere che guardano. Apro le gambe un po' di più e lascio che la luce calda della lampada da terra prenda il contorno dei fianchi. Fiato corto quando infilo una mano sotto il tessuto. La stanza sa di pulito vecchio. Profumo. Vintage. Non porto reggiseno da anni e lo so che si nota. Il perizoma in pizzo macramé lo tengo fino all'inquadratura stretta sui fianchi tremanti. Poi me lo sfilo con due dita senza fretta. Guardo dritto in camera mentre scendo col palmo lungo la figa gonfia. Sudore sottile sulla nuca dove i capelli si sono sciolti dallo chignon malfermo. Lei dirige l'angolazione dice una voce fuori campo - è mia quella frase - io decido quanto piano andare ogni volta che respiro dentro al microfono nascosto sotto il cuscino ricamato coi fiori sbiaditi. Il fonico chiede silenzio prima del battito ma ormai sto già gemendo col culo sollevato dal velluto logoro del divano sfondato dove mio marito non torna mai sabato sera tardi perché lavora al turno notturno alla fabbrica fuori città e io resto qui a fare quello che devo fare come se fosse normale come se fosse semplice come se non fossi stata sempre così affamata fin da ragazza quando giocavo a carte coi ragazzi al circolo estivo e perdevo apposta pur di dover pagare penitenza tra gli armadietti degli attrezzi sporchi di grasso e sudore vecchio.