Vestaglia panna pompino casa campagna ruvida

21 visualizzazioni 16:09 Nonne
(0)
Io sento il tessuto ruvido della vestaglia panna contro le cosce mentre mi abbasso lentamente. Le persiane di legno scrostate lasciano entrare lame oblique di sole pieno pomeriggio - è ora dell'aperitivo ma nessuno ha toccato il bicchiere mezzo pieno sul tavolino accanto alla sedia di vimini. La cinepresa è un'ottica da primo piano da ottantacinque millimetri aperta a f/2.8 puntata dritta al mio viso mentre faccio scivolare la zip dei pantaloni senza fretta. Il cazzo esce duro. Caldo. Come previsto - lo guardo un attimo prima di prenderlo in bocca fino in fondo dove sento premere contro la gola. Succhio piano poi aumento il ritmo costringendomi a respirare dal naso mentre lui muove appena i fianchi senza forzarmi mai oltre ciò che decido io stessa ad ogni respiro profondo che prende dentro i polmoni gonfi e rilascia con un gemito trattenuto finché non glielo blocco con la mano destra per riprendere controllo del tempo e dello spazio intorno alle mie labbra umide ormai lucide per intera lunghezza del glande pulsante tra guance incavate dalla pressione costante data dalle tempie ai menti affondati ripetutamente avanti indietro su richiesta silenziosa ma chiara nei suoi occhi socchiusi fissi sopra la mia testa immobile se non per lievi oscillazioni dovute al peso distribuito male sulle ginocchia nude posate direttamente sul pavimento freddo coperto soltanto da una stuoia logora tagliata malissimo ai bordi dove probabilmente ci aveva giocato qualche cane anni addietro prima che arrivassimo noi due soli qui dentro senza testimoni né microfoni esterni grazie al lavalier nascosto sotto il reggiseno bucato proprio sotto sinistra dove batte forte quando accelero ancora più decisa perché so perfettamente cosa funziona meglio nell'inquadratura stretta che ho visto prima durante playback veloce fatto insieme al fonico che ha confermato nitidezza totale anche nei passaggi bui vicino alla base pelosa riccioluta del cazzo ormai completamente bagnato dalla saliva densa collosa trasparente che cola giù lungo l'asta rigida tenuta ferma solo dagli indici piegati intorno al frenulo teso quasi a voler spezzarlo ma mai troppo forte mai abbastanza da far male perché io decido quando iniziare quanto durare come terminare tutto secondo necessità registrata frame dopo frame finché lui sborra fuori improvviso spruzzando tre getti lunghi caldi precisi uno dopo l'altro dritti sulle mie labbra semiaperte già pronte ad accoglierli tutti fino all'ultimo residuo salmastro amarognolo tipico dell'eiaculazione tardiva causata dall'astinenza prolungata evidente anche dai testicoli contratti ben visibili attraverso il tessuto elasticizzato dei boxer grigi buttati via subito dopo esserseli sganciati manualmente poco prima dell'inizio effettivo della ripresa vera presa al primo ciak senza prove precedenti né indicazioni particolari se non quella fondamentale data da me stessa rivolta direttamente alla macchina dicendo chiarissimo 'adesso'.