Vestaglia blu polvere e cavalcata esperta
Vestaglia blu polvere scivola giù al primo battito. La sessantenne entra in camera, piedi scalzi sul parquet scuro, luce calda dal comodino. Si siede sul bordo del letto, sistema il perizoma nero, poi si alza. Il fonico chiede silenzio prima del battito due. Lei sceglie il ritmo, non aspetta conferme. L'uomo entra in campo, si distende. Lei sale sopra, ginocchia larghe, mani sul suo petto. Cavalcata lenta, poi accelerata. Il cazzo duro affonda ogni volta che scende. Sudore sulla fronte, respiro corto, ma controllo totale. La cinepresa in 85mm aperto a f/2.8 fissa il primo piano del suo collo, poi scende sui seni pesanti che oscillano. Lei si gira, posizione a pecorina, culo alto, schiena inarcata. Lui afferra i fianchi, ma è lei a dettare la profondità. Un anello d'oro al dito anulare luccica sotto la luce laterale. Vinile fermo sul giradischi, sabato sera tardi. Nessuna notifica WhatsApp, nessun interruzione. La moka sul fuoco fischia appena fuori campo. Lei rallenta, poi riprende. Orecchini a cerchio dorati dondolano a ogni spinta. La mano di lui alla gola, lei annuisce. Tre ciak, nessun errore di continuità. Il regista non chiama stop. Lei sborra per ultima, con un gemito trattenuto. La vestaglia resta sul pavimento. Fine scena. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera, senza parlare. Solo un cenno. Blocco due, taglio netto. Nessuna ripresa aggiuntiva richiesta. Il cielo fuori è grigio chiaro. Mattina in arrivo. Niente colazione. Solo silenzio. E il vapore della moka che svanisce. Lei si rialza, cammina verso il bagno. La porta si chiude. Fine blocco. Nessun richiamo.