Vestaglia aperta nonna esperta casa campagna
Casa colonica toscana, pavimento in cotto pieno di crepe. Luce calda filtra dalle persiane mezze rotte alle undici. Mezza. Sul tavolo della cucina un piatto di ceramica scheggiata con resti di sugo secco. La moka stretta sul fornello emette un sibilo sottile da dieci minuti. Lei entra dalla porta-finestra col sole che le taglia la coscia destra - vestaglia color salvia slacciata fino all'ombelico, seni pesanti liberi dentro la stoffa logora. Lui aspetta seduto sul bordo del materasso sfondato, mutande abbassate fin sopra le ginocchia. Non parla. Lei gli prende la nuca e lo tira giù fra le cosce - odore acre di sudore vecchio e borotalco misto a terra battuta umida. Primo piano ravvicinato, labbra gonfie tirano indietro il clitoride con due dita mentre lui affonda la lingua dentro la figa larga e scura. Diffusione 1/4 sul primo piano per ammorbidire i pori attorno alle narici dilatate. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni ansimo spezzato - respiro corto quando viene succhiata forte sulla carne viva sotto lo zigomo sinistro della fica pelosa e crespa come radice antica. Tre macchine fisse puntano dall'angolo opposto dove una bottiglia d'olio d'oliva vuota brilla accanto a un paio di sandali rotti col tacco storto. Lei sceglie il ritmo muovendosi avanti e indietro lungo il cazzo grosso che pulsa tra le pieghe profonde dei glutei sollevati dal cuscino imbottito troppo alto - sudore sulla spalla sinistra dove ha graffiato via la vernice lacca della testiera dipinta a mano nel Settecento ormai scrostata nei bordi esterni delle volute barocche rosse scheggiate dal tempo.