Vedova esperta pompa in alba grigia vestaglia slacciata
Io sento il freddo dei mattoni sotto le ginocchia e il sapore della sigaretta ancora in bocca quando mi abbasso verso il suo cazzo duro. La vestaglia color salvia mi scivola su una spalla ma non la sistemo perché so che devono vedere bene la clavicola e il seno pesante che dondola piano mentre comincio a succhiare. Ho lasciato il posacenere di vetro pieno sul tavolino vicino alla tazza della moka stretta sul fornello spenta da ore eppure ancora tiepida al tatto. Lui tiene gli occhi chiusi ma io li tengo aperti per controllare l'inquadratura dal basso con l'85mm aperto a f/2.8 che coglie ogni movimento delle mie labbra gonfie intorno alla punta lucida del suo cazzo grosso. Il fonico chiede silenzio prima del battito ma nessuno parla mai durante queste scene così dense di fiato trattenuto. Saliva. Che cola lungo i bordi della mia bocca semiaperta dopo ogni affondo profondo fino in gola dove sento quasi vomitare ma resisto perché ho deciso io quando fermarmi e quanto andare giù forte ogni volta che lui prova ad afferrarmi la nuca io gli blocco i polsi lentamente senza smettere di guardarlo negli occhi finché non capisce che sono io a scegliere il ritmo e questo lo fa impazzire tanto da sborrare subito dopo con uno spruzzo caldo che mi colpisce proprio sotto l'orecchio sinistro dove porto sempre quegli orecchini a cerchio dorati anche se sono vecchi come me ed è quasi mattina ormai fuori dalle persiane socchiuse dalla quale filtra appena la luce grigia dell'alba romana mentre riprendiamo fiato entrambi senza parlare né toccarci più soltanto ascoltando i rumori distanti del primo camion della nettezza urbana che passa piano sotto casa sua.