Sessantenne in vestaglia sul letto dopo cena

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Camera da letto al piano terra, tende di lino beige chiuse, luce calda da abat-jour in ottone. La sessantenne entra dopo cena, vestaglia color salvia slacciata, piedi nudi sul parquet consumato. Si siede sul bordo del letto, gambe larghe, un bicchiere d'acqua mezzo pieno sul comodino. Lui in ginocchio davanti, mani sui fianchi, pollici dentro l'elastico delle mutandine di pizzo nero. Lei sceglie il ritmo, guida la penetrazione con un cenno del bacino. Entra lento, cazzo pieno fino ai coglioni, lei emette un sospiro strozzato, unghie che graffiano il lenzuolo di cotone. Posizione missionaria, lui sopra, gomiti tremanti, fronte sudata. Lei apre gli occhi, sguardo fisso al soffitto screpolato, bocca semiaperta, lingua che sfiora il labbro inferiore. Il fonico chiede silenzio prima del battito, due cineprese fisse, una sul comodino a 85mm aperto a f/2.8, diffusione 1/4 sul primo piano. Sudore sulla spalla, bassi attraverso il muro, la mano di lui alla gola, non stringe, solo appoggia. Lei annuisce, alza i fianchi, vuole più profondità. Lui spinge forte, pancia che sbatte sul pube, rumore di pelle su pelle. Un anello d'oro al dito anulare di lei scivola via, cade sul materasso. Lui sborra dentro, fiotti caldi, trema tutto, crolla sul petto. Lei chiude gli occhi, mano destra sulla tempia, respiro lungo. Moka stretta sul fornello, fuoco basso, odore di caffè amaro in cucina. Silenzio. Solo il ticchettio dell'orologio a muro. Lei sistema la vestaglia, liscia le pieghe. Lui si alza, va verso il bagno. Specchio appannato. Nessuno parla. Fine ciak. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera.