Sessantenne in uniforme sul tavolo di cucina

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Cucina di casa di campagna, ora di pranzo. La sessantenne in uniforme da domestica si slaccia la vestaglia color salvia, la lascia cadere sul pavimento di cotto. Il giovane in piedi davanti a lei non si muove, aspetta. Lei gli afferra la cintura, abbassa i pantaloni con un gesto secco. Il cazzo salta fuori duro, venoso. Lei si inginocchia senza guardarlo, lo prende in bocca fino in gola. La macchina fissa in campo medio riprende il primo pompino, lente 85mm aperto a f/2.8, fuoco stretto sugli occhi chiusi di lui. Poi lei si alza, si gira, appoggia le mani sul tavolo di legno. Lui le alza la gonna, strappa il perizoma in pizzo macramé. La penetra da dietro con un colpo solo. Sudore sulla fronte, respiro pesante. La seconda macchina in OTS riprende da sopra la spalla di lui, cornice stretta sul culo di lei che sobbalza a ogni affondo. Il regista cambia angolo a metà, passa al steadicam laterale per seguire il movimento. Lei sceglie il ritmo, guida i fianchi, lo spinge dentro fino in fondo. Un bicchiere d'acqua mezzo pieno trema sul tavolo. La moka stretta sul fornello fischia piano. Lui viene dentro con tre sborrate calde, bianche, dense. Lei resta ferma, lo sente pulsare. Poi si gira, si siede sul tavolo, le gambe aperte. Il lubrificante a base d'acqua cola sul legno. Le chiavi della Vespa sul tavolo vibrano al passaggio di un camion fuori. Lei si aggiusta i capelli, sorride appena. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Tre ciak totali. Preso al secondo. Fine scena. Nessun rilascio firmato davanti alla telecamera. Solo un cenno del capo. Luce calda, pelle vissuta, comando misurato.