Matrigna in bagno dopo doccia in campagna

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Bagno di campagna, luci basse, tardo pomeriggio. Persiane di legno scrostate, luce verde acqua che filtra dal vetro smerigliato. Lei entra con la vestaglia color salvia, ancora umida dalla doccia, piedi scalzi sulle piastrelle fredde. Si guarda allo specchio, scioglie i capelli, apre la vestaglia. Il pacchetto di Marlboro rosso sul bordo del lavandino, mai acceso. Si china, accende il getto laterale, lo dirige tra le gambe. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Tre macchine fisse, una sul comodino, diffusione 1/4 sul primo piano. Lei sceglie il ritmo, si gira, apre la porta. Lui entra, nudo, cazzo duro, lo appoggia sul fianco. Lei si piega sul lavandino, lui entra in un colpo. Pelle vissuta, sudore sul collo, mani che scivolano. Pecorina con spinta profonda, ripresa dal basso, angolo stretto sul culo. Lei geme, morde il bordo del lavabo, lui tiene i fianchi. Cambio posizione, lei a cavalcioni, lui sdraiato sul tappetino bagnato. Ritmo lento, poi accelerato. Lei guida, si alza e abbassa, lui le tira i capelli. Ritorno in pecorina, questa volta sul bordo della vasca. Spinta forte, rumore di pelle, acqua che schizza. Lei urla, viene, lui sborra sulle natiche. Silenzio. Lei si riallaccia la vestaglia, spegne il getto. Fine ciak. Scena regge, finale tira. Inchioda il feticcio, non molla. Dialogo grezzo, l'azione legge. Costumi coerenti, luce calda, comando misurato. Nessun fuori tempo. Tutto in asse. Nessun taglio forzato. La vestaglia resta aperta fino all'ultimo frame. Lei firma il rilascio davanti alla telecamera. Scena solida, non piatta. Vende l'atmosfera, non solo il cazzo.