La padrona tettona domina il trio nell'ora dell'aperitivo
Salotto anni Settanta, pareti con piastrelle ocra, luce ambra che filtra dai vetri smerigliati delle finestre chiuse. La padrona siede sul divano in velluto bordeaux, gambe incrociate, vestaglia color salvia aperta sul petto abbondante. I due giovani attendono in piedi, uno si inginocchia quando lei solleva il mento. Ogni movimento parte da un cenno delle sue dita, anelli d'argento che brillano sotto il softbox a 45 gradi. L'asciugamano umido giace per terra, vicino alla sua ciabatta di corda. Il fonico chiede silenzio prima del battito, la cinepresa fissa inizia a girare. Lei indica dove toccare, come muoversi, quanto profondo. Sudore sulla fronte del ragazzo in ginocchio, respiro corto mentre lecca il bordo del seno sinistro. Lei sceglie il ritmo, rallenta con un palmo alzato, riparte con un sospiro lungo. Il secondo ragazzo slaccia la cintura, il cazzo duro batte contro il tessuto dei jeans. Lei lo prende in mano, guida l'angolazione, lo spinge verso la bocca. Movimenti sincronizzati, mani ovunque, saliva sui capezzoli, dita che scavano nei fianchi. La luce cambia quando il sole colpisce il vetro smerigliato, ombre lunghe sul pavimento in linoleum. Un bicchiere di vermut mezzo pieno trema sul tavolino, accanto alle chiavi della Vespa. Moka stretta sul fornello, gorgoglio sommesso in cucina. Lei reclina la testa, apre le cosce, ordina di entrare. Pelle contro pelle, colpi secchi, gemiti trattenuti. Calze a rete strappate, smalto rosso scheggiato sull'alluce. Finale con entrambi i ragazzi che sborrono contemporaneamente, uno sul collo, l'altro tra le tette. Silenzio. Solo il ticchettio della moka che si spegne.