Milanese sola con corna sporca in salotto

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Il martedì pomeriggio entra dalla finestra socchiusa insieme al caldo umido di Milano. Le mie ginocchia affondano nel parquet consumato mentre scivolo giù dal bordo del divano. Ho lasciato il perizoma nero apposta per lui ma non lo guardo finché non me lo ordina. Il colore ruggine delle tende filtra sulla mia schiena piegata verso il basso dove sento il fiato corto e il sapore metallico dei denti che sfiorano la pelle tesa dello stomaco. Tre telecamere fisse sono state montate ore prima senza bisogno di prove tecniche - l'85mm aperto a f/2.8 tiene tutto fuori fuoco tranne la mia bocca che si avvicina al suo cazzo duro come marmo rombano sotto i pantaloni slacciati. Lo prendo fino in gola senza esitare perché so cosa vuole ma io decido quando fermarmi se sento troppo dolore o poco piacere mio. Le chiavi della Vespa sono ancora sul tavolo vicino alla bottiglia d'acqua mezza piena e ai resti del panino mangiato in fretta dopo lavoro - nessuno ha toccato nulla da allora perché questo è casa mia anche se oggi faccio la puttana per un uomo sposato che viene qui ogni settimana allo stesso orario preciso come un pendolare del sesso sporco. Silenzioso. Tra pareti spesse dieci centimetri contro i rumori dei vicini sopra che camminano scalzi sui loro pavimenti identici ai nostri sudore sulla fronte sale lungo le tempie capelli incollati alle labbra gonfie respiro irregolare rotto da gemiti brevi registrati direttamente dal microfono interno alla videocamera principale nessun altro suono oltre al frigo che parte ogni otto minuti puntualissimo come un metronomo sessuale io controllo il ritmo io guido la pressione io scelgo quanto profondo lui può entrare dentro la mia gola stretta fino a lacrimare senza mai perdere lucidità neanche quando sborra calda mi colpisce l'angolo sinistro della mascella destra e scende lungo il collo prima di sparire sotto la curva delle clavicole nude.