Casalinga napoletana dominante in cavalcata intensa
Camera da letto al secondo piano con persiane di legno socchiuse. Il sole basso filtra tra le lamelle. Colpisce. Il parquet scuro. Un bicchiere di Campari mezzo vuoto accanto alla moka spenta sul fornello. Chiavi della Vespa appese alla maniglia della porta d'ingresso. Lei entra scalza, capelli neri sciolti fino alle scapole, vestaglia color salvia aperta davanti. Si siede sul bordo del materasso e lascia cadere la vestaglia. Sotto indossa solo un perizoma nero in pizzo macramé e calze a rete tenute su da giarrettiere elasticizzate. Lui è già disteso, nudo, cazzo duro puntato verso l'ombelico. Lei lo cavalca lentamente, guidando l'entrata con due dita sporche di lubrificante a base d'acqua. Il ritmo parte morbido poi accelera quando afferra il cuscino di velluto stropicciato rosa antico e se lo sistema sotto i glutei per aumentare l'inclinazione. Ogni spinta produce uno schiocco secco sulla pancia sudata di lui. La cinepresa fissa in campo medio ravvicinato dalla testiera del letto - lente 50mm a f/1.4 con softbox laterale a quarantacinque gradi - riprende ogni vibrazione dei muscoli delle cosce mentre lei pompa avanti e indietro senza mollare la presa sui fianchi maschili. Sudore sulla clavicola sinistra, un anello d'argento all'alluce destro che batte contro il telaio del letto metallico dipinto bianco cretto come neve vecchia in collina nell'inverno napoletano dove non nevica mai ma qualcuno ricorda ancora com'era ai tempi del nonno morto giovane nel '76 durante una protesta sindacale finita male vicino Piazza Garibaldi prima che nascesse lei che adesso urla 'daje. ' mentre si china in avanti mostrando i seni pieni oscillare liberi fuori dal bustier strappato durante il primo ciak quando ha perso l'equilibrio ed è caduta all'indietro rompendo un lampadario piccolo comprato nei mercatini rionali sotto Porta Capuana dove vendono tutto tranne rispetto perché qui ce lo portiamo addosso come una seconda pelle anche quando scopiamo per lavoro ma oggi non sembra lavoro perché ride vera mentre gli tira i capelli e morde forte un labbro gonfio fino a farlo sanguinare un po'. Il regista ferma la ripresa per sistemare il boom sopra il letto - troppo riverbero dalle lenzuola sintetiche che fruscionano ad ogni movimento - poi riparte col verde acceso dal monitor palmare incollato alla fronte come fosse una terza occhio sempre sveglio anche ora che è quasi ora dell'aperitivo fuori ma dentro no tempo scorre diverso qui dove lei alza la mano destra e dice 'ferma così va bene' prima di abbassarsi completamente ingoiando tutta la lunghezza fino ai coglioni pelosi tirati su con cura quella mattina presto prima dell'appuntamento fissato alle quattro precise.