Scoperta nello spogliatoio dopo festa pigiami

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Io sento il freddo del pavimento sotto le ginocchia ma non mi muovo perché lei sta guardando me come se fossi l'unica cosa accesa in questa stanza buia. La sua maglietta antracite è fradicia lungo la schiena dove ha sudato durante la festa pigiama ed è rimasta incollata ai muscoli delle scapole che si muovono piano mentre si china verso di me. Il piatto di ceramica scheggiata è ancora nel lavandino da stamattina e ci riflette mezze facce distorte mentre lei mi sfiora il collo con le labbra aperte e io trattengo un gemito dentro i denti. Ho il lavalier nascosto sotto il reggiseno ma non importa più chi registra o chi guarda perché questo è mio ed è reale ed è adesso. Le mie mani salgono sui suoi fianchi attraverso la stoffa umida e sento i bordi dei pantaloni del pigiama abbassarsi da soli come se qualcuno li tirasse giù lentamente. Lei sa cosa vuole ma aspetta che sia io a dire sì col mento chinato appena un po'. Mi piego avanti senza pensarci troppo. Prendo. La sua figa con la bocca proprio mentre fuori dalla finestra il sole del tardo pomeriggio colpisce lo specchio laterale degli armadietti metallici aprendosi un varco fra i vetri sporchi. L'obiettivo 85mm aperto a f/2.8 tiene tutto fuori fuoco tranne noi due strette contro il muro freddo mentre ansimiamo sempre più forte fino a quando non c'è altro che fiato caldo sulla pelle e lingua dentro carne viva pulsante di sangue giovane acceso dall'attesa infinita finalmente rotta da un gesto vero preciso violentemente dolce pulito sporco perfetto sbagliato giusto dannatamente nostro io decido quando rallentare mai fermarmi mai fingere mai tornare indietro.