Amica nella doccia prima volta albergo nero opaco

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Camera d'albergo al primo pomeriggio, tende chiuse ma luce grigia che filtra dai bordi. Il vinile fermo sul giradischi, nessun suono tranne il gocciolio della doccia aperta. La mora entra nuda, gocce che le scivolano tra le scapole, i capelli bagnati incollati al collo. L'altra la segue, orecchini a cerchio dorati che oscillano a ogni passo. Si fermano sotto il getto, mani che esplorano per la prima volta. Le dita dell'amica scendono lungo la schiena, si fermano sul bordo del culo, poi afferrano. Un bacio lento, bocca aperta, lingua che cerca. La doccia le inonda, il vapore appanna lo specchio dietro di loro. Lei sceglie il ritmo, guida la testa dell'altra verso il basso. Ginocchia che toccano il piatto doccia, mani che afferrano le cosce. Le dita entrano piano, poi due, poi tre. Un gemito strozzato, la fronte che sbatte contro la piastrella. La telecamera fissa da tre metri, 85mm aperto a f/2.8, diffusione 1/4 sul primo piano. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Poi si spostano sul letto, lenzuola di cotone nero opaco, un cambio d'abito abbandonato sulla sedia. Notifica WhatsApp in pausa sul comodino, nome in chiaro. L'altra sale sopra, bocca sul collo, dita che riprendono. Sudore, acqua, saliva. Un'ora dopo, silenzio. Una si alza, asciuga l'altra con un telo. Nessuna parola. Solo il rumore della chiave magnetica che cade sul tavolo. Luce spenta. Porta che si chiude. Notte dentro il giorno. Niente è lo stesso. La città continua fuori. Nessuna delle due si gira. Fine del ciak. Nessun bisogno di riprendere. Preso al primo tentativo. La cinepresa spenta. Il set vuoto. Solo il giradischi fermo. Nessun segno. Nessun rimpianto. Solo pelle. Solo respiro. Solo tempo passato. Solo corpo. Solo verità. Solo scena. Solo vita. Solo fine.