Prima volta tra amiche in camera da letto

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La luce calda filtra dalle persiane semiabbassate dopo cena. Il vinile fermo sul giradischi vibra appena, un suono sordo che accompagna i nostri respiri sempre più ravvicinati. Io resto seduta sul bordo del letto, le mani appoggiate dietro di me, mentre lei si ferma a pochi centimetri, occhi fissi nei miei. La sua maglietta bianca è fradicia sulla schiena, incollata ai muscoli delle scapole. Non parliamo. Un messaggio lampeggia sul telefono, notifica WhatsApp in pausa. Poi si abbassa, le labbra sfiorano il mio collo, denti delicati sulla giugulare. Mi tremano le cosce sotto le sue dita che risalgono lente. Il fonico chiede silenzio prima del battito ma noi non sentiamo più nulla tranne il calore delle bocche unite. Si slaccia la maglietta con un gesto deciso, gettandola verso la sedia dove pende il suo cardigan verde bottiglia. Le mie mani incontrano i suoi seni pieni, capezzoli tesi contro i palmi ruvidi per l'ansia. Lei sceglie il ritmo e io annuisco senza voce. Rotoliamo insieme sulle lenzuola stropicciate, uno dei cuscini cade a terra senza rumore. La cinepresa fissa tutto da tre angoli diversi, quella vicino allo specchio ha diffusione 1/4 sul primo piano della sua figa mentre mi guida dentro con due dita profonde. Gemo forte ma soffoco nel suo orecchio sinistro ornato da un cerchietto d'argento consumato dal tempo. Sudore misto a saliva cola lungo il fianco destro dove preme col ginocchio aperto come una forbice viva. Ogni spinta è più precisa della precedente finché non viene gridando il mio nome vero - mai detto così forte prima - e io trattengo quel suono nella gola come se fosse prezioso.