Prima volta lesbica tra italiane nel salotto
Salotto di appartamento al secondo piano con persiane semiabbassate che tagliano la luce del tardo pomeriggio in strisce oblique sui cuscini sfoderati. Ciabatte di gomma fuori posto vicino alla porta scorrevole del terrazzino dove un bicchiere mezzo pieno lascia un alone umido sul legno chiaro. La mora più giovane entra con passo incerto, i jeans slacciati sui fianchi stretti sotto una canotta bianca trasparente per il sudore leggero della corsa su per le scale. L'altra - occhi scuri fissi, orecchini a cerchio dorati che oscillano quando inclina la testa - è già seduta sul bracciolo del divano in vestaglia color rosa antico aperta davanti al seno pesante coperto solo da un reggiseno nero macramé. Non parlano subito ma si studiano come se fossero sole anche se non lo sono mai state veramente da quando hanno acceso le tre macchine fisse puntate dal cavalletto accanto alla libreria Ikea malferma. Il primo tocco è sulla coscia sinistra della ragazza mentre l'inquadratura principale usa un 85mm aperto a f/2.8 per isolare le dita che scavano nella carne morbida sopra il ginocchio tremante. Lei sceglie il ritmo spingendo indietro i fianchi contro quella mano invece di tirarsi via. Questo. Fa cambiare angolo al regista che grida 'stacco' e indica al cameraman di girare attorno al tavolino basso dove c'è ancora la moka stretta sul fornello spento da dieci minuti buoni ormai fredda ma nessuna delle due ci pensa perché adesso sono bocca contro bocca con lingue che si cercano senza fretta mentre una mano infila le mutande dalla parte posteriore aprendole col pollice prima ancora di sentire il calore vero della figa gonfia sotto le labbra esterne già lucide per i succhi mescolati alla saliva rubata dai baci profondi presi senza permesso ma dati volontariamente.