Massaggio tra coinquiline finisce in figa fradicia

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Martedì pomeriggio nel quartiere San Lorenzo a Roma. L'appartamento ha le persiane di legno scrostate. Odore. Di caffè vecchio. Notifica WhatsApp in pausa sul comodino vicino al telefono spento. La mora con smalto rosso scheggiato si sfila la vestaglia ecru lentamente mentre l'altra allenta le calze a rete fissate con giarrettiere nera. Inizia con un massaggio alle spalle nude sopra il divano stropicciato, pollice che preme tra le scapole, poi scende lungo la colonna vertebrale fino al bordo del perizoma in pizzo macramé blu navy. Lei sceglie il ritmo con la mano sinistra appoggiata sull'anca dell'altra - pressione morbida prima, poi decisa quando sente i muscoli cedere. Il respiro cambia subito dopo il terzo minuto, affannoso ma controllato. Il regista cambia angolo a metà ciak - da campo lungo su tutto il corpo ad un primo piano ravvicinato girato con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 - fuoco secco sugli occhi chiusi della ragazza sotto mentre viene penetrata con due dita piegate verso l'alto dentro la figa fradicia. Sudore sulla fronte, labbra gonfie succhiate da sé stessa per non gridare troppo forte. Una gamba sollevata appoggia il piede nudo sul bracciolo del divano. Poi rotolano insieme verso terra, ginocchia che toccano il tappeto persiano consunto, bocche incollate, lingue che si cercano senza fretta ma senza esitazione. Dopo otto minuti netti lei guida l'altro volto tra le sue cosce aprendosi completamente coi talloni ben piantati per tenersi ferma. Rumore umido chiaro nell'audio boom diretto dal bassofondo. Un gemito prolungato finisce in silenzio quando entrambe trattengono fiato contemporaneamente come accordate. Tre macchine fisse registrano ogni angolatura, laterale dallo stipite della porta, dall'alto col cavalletto abbassato, e una GoPro attaccata allo scaffale dei libri accanto ai DVD di Pasolini e Ferreri usati.