Massaggio Ruvido Nello Spogliatoio Della Palestra
Spogliatoio della palestra al martedì pomeriggio con luci al neon che vibrano appena sopra le panche di legno scuro. Una mora coi capelli raccolti in uno chignon disfatto si toglie la maglietta fradicia e lascia cadere il reggiseno sportivo ai piedi del banco degli armadietti metallici. L'altra entra dal corridoio laterale con una bottiglia d'acqua mezza vuota e un asciugamano arrotolato intorno alla vita - verde bottiglia il colore del tessuto - e la posa accanto al cuscino di velluto stropicciato che qualcuno ha dimenticato sulla panca centrale. Si avvicina da dietro, versa olio caldo tra le scapole dell'amica, comincia un massaggio ruvido con i pollici incrociati lungo la colonna vertebrale. Le dita scendono oltre il bordo dei pantaloncini, sollevano l'elastico e scompaiono sotto la stoffa ad afferrare carne soda delle natiche nude. La testa china si gira lentamente verso lo specchio opaco, occhi lucidi, labbra socchiuse, orecchini a cerchio dorati che oscillano appena al respiro accelerato. Il regista cambia angolo a metà del movimento - da campo medio su schiena a primo piano ravvicinato sul collo dove una mano risale fino alla gola senza stringere - mentre la cinepresa fissa sul comodino registra tutto in 85mm aperto a f/2.8 con fuoco morbido sui capelli sciolti che cadono sulla fronte sudata. Lei sceglie il ritmo quando si volta e spinge l'altra giù sulla panca imbottita, strappandole gli slip laterali con un gesto secco prima di inginocchiarsi tra le cosce aperte fino all'inverosimile. Sapore salmastro subito sulla lingua tesa come una lama contro la figa gonfia e pulsante mentre due dita entrano ed escono senza pietà dentro un perizoma strappato all'angolo destro del bacino scoperto dalla telecamera bassa montata sotto il banco degli attrezzi personali lasciati incustoditi dopo l'ultimo turno serale.