Festa pigiami lesbica nel dormitorio universitario

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Luce naturale filtrata da persiane semiabbassate colpisce il bordo del materasso singolo nel dormitorio universitario al secondo piano. Ventilatore acceso a velocità due muove appena i capelli sulla fronte sudata di quella sotto. Indossa una canotta bianca corta e calze a rete nere arrotolate ai talloni. L'altra - occhi chiusi, labbra umide - preme il bacino contro di lei lentamente dopo aver sbottonato entrambe le camicette da pigiama stampate coi cuori ottanio. Il primo piano ravvicinato usa un obiettivo da 85mm aperto a f/2.8 per isolare la mano sinistra che scivola sotto l'elastico delle mutandine scozzesi blu. Rosse. Rumore di plastica del telecomando poggiato sul pavimento quando una gamba si contrae e lo urta accidentalmente. Notifica WhatsApp in pausa sullo schermo del telefono illumina brevemente il comodino ogni dieci secondi col nome 'Marco'. Il regista cambia angolo a metà della penetrazione con dita piegate in segno di beckoning mentre la ragazza sopra ansima senza voce guardando dritto nell'obiettivo laterale fissato al treppiede accanto allo zerbino logoro col logo dell'università sbiadito dal sole estivo scorso. Lei sceglie il ritmo muovendosi avanti e indietro come se cavalcaste un ricordo preciso che non racconta mai ad alta voce neanche durante gli aftermovie backstage registrati col cellulare spento sul cassettone pieno di rossetti economici e pacchetti vuoti di preservativi usati come segnalibri nelle dispense fotocopiate sparse ovunque tranne che sulla scrivania ingombra di tazze sporche e penne scariche ormai secche da mesi ma ancora tenute per abitudine sentimentale insopportabile.