Due studentesse nello spogliatoio dopo l'allenamento
Spogliatoio della palestra universitaria al secondo piano vicino ai bagni pubblici. Luci fluorescenti intermittenti sopra le panche di legno scrostato illuminano la scena da tre angolazioni diverse. La bionda si sbottona la maglietta bianca bagnata dalla doccia precedente mostrando capezzoli duri sotto il reggiseno sportivo tagliato male. La mora le sfila i pantaloncini lentamente senza fretta mentre una notifica WhatsApp rimane in pausa sullo schermo del telefono accanto a una scatola di fiammiferi mezza vuota lasciata lì da chissà quando. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo ma nessuna delle due reagisce distratta dal contatto diretto tra labbra e figa depilata con cura estrema. Lente da primo piano da ottanta cinque millimetri aperta a f/2 punto otto cattura ogni microespressione di piacere trattenuto mentre la ragazza sotto guida dolcemente la testa dell'altra imponendo il proprio ritmo senza parlare ma con gestualità precisa come se dirigesse un'orchestra invisibile dentro il suo corpo che pulsa sempre più forte ad ogni passaggio della lingua lungo le grandi labbra gonfie ormai lucide di umori misti a saliva calda estratta dalla bocca affamata della partner inginocchiata con devozione sincera non simulata né recitata ma autentica come solo certe sere di venerdì possono permettere quando tutto intorno è deserto fuorché i respiri spezzati e i colpi secchi dei talloni che sbattono contro la parete laterale della cabina doccia ancora gocciolante acqua tiepida mescolata a sapone rosa antico uscito dal dispenser rotto fissato malamente al muro da mesi immemori.