Dormitorio universitario prima volta scoperta lesbica
Io sento il calore del suo collo mentre mi avvicino piano. Il pavimento freddo sotto i piedi scalzi quando lascio il mio letto per raggiungerla. Venerdì sera, nessuno torna prima delle due. Persiane di legno scrostate lasciano filtrare la luce gialla del lampione esterno sulle lenzuola stropicciate. Lei indossa solo un perizoma in pizzo macramé e una vestaglia color ottanio abbandonata ai piedi del materasso. Io mi chino sopra di lei senza fretta e sento il suo respiro cambiare quando le mie dita sfiorano l'interno coscia. Non parliamo ma ci guardiamo come se firmassimo qualcosa insieme senza carta né firme digitali. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni sospiro spezzato. Le sue mani trovano i bottoni della mia camicia da notte e li aprono uno alla volta finché non resto ferma sopra di lei con solo la stoffa tra noi. Poi cade anche quella. La sua lingua è diversa da come avevo immaginato nei sogni rubati dopo la doccia comune. Più umida più precisa più insistente sui punti che nemmeno io sapevo accendere così forte. Mi muovo seguendo un ritmo che non conoscevo ma che ora so esistere perché lo sto vivendo addosso a lei. Le gambe si intrecciano strette mentre rotoliamo lentamente fino a stare fianco a fianco occhi negli occhi bocca nella bocca polsi bloccati dai suoi pollici delicati ma fermi come ordini dolci. Lei sceglie il ritmo e io rispondo col bacino ogni volta che spinge contro di me costringendomi ad ansimare piano per non svegliare le altre stanze attorno al corridoio buio. Un gemito breve le sfugge quando infilo due dita dentro di lei senza preavviso e vedo le sue labbra tremare mentre cerca di restare muta. L'odore misto di sapone neutro e figa aperta riempie lo spazio tra i nostri corpi incollati dal sudore dei seni alle cosce piene distese una sull'altra fino all'estasi simultanea dove nessuna delle due vince né perde soltanto respiriamo allo stesso tempo battito dopo battito cuore contro costola.