Coinquilina tettona cavalcata domenicale in cucina

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Io ho i capelli incollati alla tempia sinistra e un brivido lungo la spina quando mi guardo allo specchio appannato della dispensa. La luce blu polvere filtra dalle tapparelle abbassate a metà, disegna righe sul pavimento freddo di piastrelle lisce. Ho sentito il suo respiro cambiare appena ha visto che non mi coprivo più dopo la doccia. Lei era seduta sullo sgabello basso con una tazza fumante tra le mani e gli occhi fissi sui miei capezzoli dritti. Non abbiamo parlato ma il modo in cui ha posato la tazza è stato un invito chiaro. Mi sono inginocchiata davanti a lei lentamente, sentendo il calore salirne dai jeans stretti. Le mie dita hanno trovato subito la figa umida attraverso il tessuto sottile dei boxer neri. Lei ha mosso i fianchi verso di me senza fretta - sceglieva il ritmo - ed io ho assecondato ogni spinta con la bocca sempre più vicina al centro del desiderio. Quando si è sdraiata sul tavolo della cucina ho notato lo smalto rosso scheggiato sull'alluce destro tremante sotto l'effetto dello stimolo prolungato. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo ma ormai stiamo ansimando forte tutte e due insieme sotto diffusione 1/4 sul primo piano che illumina solo metà volto mentre succhio clitoride gonfio come fosse un cazzo tenerissimo da far sborrare fino all'ultimo spasmo nervoso sulla lingua sporca di lubrificante naturale misto a sale della pelle stanca di fingere indifferenza nei fine settimana infiniti passati ad ascoltare musica alta per non sentirsi sole in casa grande vuota piena solo di ricordi rubati agli altri dalla finestra socchiusa dove scorre via anche domenica mattina senza rimorsi né promesse mantenute mai.