Coinquilina lesbica scoperta nel dormitorio sabato sera

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Il pavimento freddo sotto i talloni mentre mi appoggio al muro del corridoio. La porta della stanza socchiusa lascia filtrare una striscia di luce gialla. Ho sentito il suo profumo prima ancora di vedere la sagoma - patchouli, vino rosso versato ore prima. Mi sono tolta la maglietta bianca bagnata e l'ho lanciata sulla maniglia dell'armadio. Lei non parlava, solo il respiro accelerato che tagliava il silenzio dopo mezzanotte. Sabato sera tardi, nessun rumore dai vicini tranne una musica attutita da un cellulare mal posizionato. Si è avvicinata con gli occhi lucidi e le labbra già umide. Le sue dita hanno trovato subito il bordo delle mutandine elasticizzate nere. Io ho chiuso gli occhi quando ha premuto il pollice sul clitoride gonfio - poi ho fermato tutto quando ha premuto troppo forte. Volevo io decidessi il ritmo. Abbiamo ripreso lentamente, con me che dirigevo l'angolazione delle ginocchia piegate sul materasso sfatto. Il microfono lavalier nascosto sotto la collana registrava ogni gemito soffocato dal cuscino sporco di mascara vecchio. La finestra aperta lasciava entrare solo aria ferma e odore di erba bagnata dopo pioggia leggera. Le tende verde acqua oscillavano appena senza vento vero né ventilatore acceso. Un libro di economia giaceva aperto a pagina quarantadue con gli occhiali da sole poggiati sopra come segnalibro improvvisato - nessuna voglia di studiare stanotte. Sudore sulla fronte, lingua tra i seni sudati, poi giù lungo i fianchi stretti fino a inghiottire tutta la figa fradicia senza esitazioni. Una bottiglia vuota rotolò dal comodino durante lo spasmo finale. Silenzio totale dopo lo sborrare violento che ha inzuppato lenzuola non mie.