Calze verdi spogliatoio festa pigiama lesbiche italiane
Ho ancora il sapore delle patatine alla paprika sulla lingua quando mi sfila l'elastico dai capelli. Il pacchetto di Marlboro rosso è caduto dal cassetto insieme ai dadi del gioco da tavolo. Fuori è ora di pranzo ma le persiane sono chiuse a metà, solo una striscia di sole sul pavimento freddo dello spogliatoio della palestra universitaria. Lei ride piano, io no - ho il fiato corto mentre sistema le sue calze a rete verde acqua lungo le gambe nude. Calze 70 denari che scricchiolano appena si muove verso di me. Mi prende un polso senza fretta e lo preme al muro accanto alla bacheca degli allenamenti settimanali ancora piena di post-it rosa e gialli con nomi femminili scarabocchiati in corsivo stretto. Sento il suo ginocchio aprirmi lentamente le cosce mentre la cinepresa fissa registra tutto dal basso - angolo trovato per caso col telefono appoggiato su un dizionario aperto - non abbiamo luci vere né staff tecnico ma so che il lavalier nascosto sotto il reggiseno sta registrando ogni respiro rotto che mi esce dalla bocca quando mi morde il collo appena sotto l'orecchio sinistro dove porto sempre gli stessi orecchini a cerchio dorati anche nei giorni più casual come oggi perché li ha voluti così tanto durante la scorsa sessione che non riesco a toglierli mai più da allora nemmeno se sono storta o stanca o sudata fradicia come adesso mentre mi abbasso sui suoi fianchi sentendo la sua figa già bagnata attraverso la stoffa sottile del perizoma nero quasi trasparente ormai e io decido quando rallentare perché voglio godermela tutta fino all'ultimo gemito strozzato nella gola prima che venga dentro di me con due dita piegate in alto e un nome gridato piano che non era mio ma era bello lo stesso sentirlo uscire dalle sue labbra sporche del mio stesso rossetto mattone sbavato.