Calze a rete nello spogliatoio del dormitorio

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Sento il tessuto delle calze a rete segare la coscia mentre resto seduta sul bordo del letto. La stanza sa di profumo da dormitorio. Sudore. Leggero, luce fioca dalle tapparelle abbassate a metà. Lei entra con la maglietta dei Pink Floyd stropicciata, sorride appena, si sfila le scarpe senza slacciarle. Io non mi muovo, solo le dita che stringono il bordo del materasso. Le sue mani arrivano prima delle labbra, calde, decise. Sento il lavalier nascosto sotto il reggiseno sfregare contro la pelle ogni volta che il respiro si accorcia. Le calze 70 denari scivolano giù un centimetro quando si inginocchia, ma non le tira su. Leccata lunga dalla caviglia al polpaccio, poi su, lungo l'interno coscia. Apro le gambe senza parlare. La sua bocca è precisa, umida, insiste dove il calore si concentra. Io le afferro i capelli, ma non spingo, solo guido. Lei sceglie il ritmo, lo sento dal modo in cui rallenta quando io trattengo il fiato. Poi mi sdraio, lei mi segue, lecca il collo, succhia un segno sopra la clavicola. Giro, cambio posizione, ora sono io sopra. La vestaglia panna si apre, cade dal letto. Fuori, un clacson di scooter, una voce che urla dal cortile. Lei alza un ginocchio, mi accoglie. Sudore sulle tempie, mani che scivolano. La moka stretta sul fornello fischia piano in cucina, nessuna delle due si muove per spegnerla. Il telefono vibra sul comodino, notifica WhatsApp in pausa. Le nostre bocche si trovano di nuovo, sapore di saliva e rossetto sciolto. Ora dell'aperitivo, ma nessuna di noi pensa all'orologio. Lei ansima, io mordo il labbro, poi scivolo giù con la fronte sulla sua spalla. Il silenzio dopo è pieno di cose non dette.