Vedova tettona domina in soggiorno pomeridiano
Soggiorno di appartamento al secondo piano, tapparelle abbassate a metà lasciano entrare la luce obliqua del tardo pomeriggio. Un softbox a 45 gradi illumina il divano di velluto bordeaux dove la vedova si siede con le gambe accavallate. Indossa una vestaglia color salvia aperta sul davanti, calze a rete tenute su da giarrettiere di pizzo nero. I suoi seni pieni oscillano liberi mentre si alza lentamente e si inginocchia sul tappeto tortora. Lui resta in piedi, appoggiato al bordo del letto matrimoniale sfatto. Lei gli slaccia i pantaloni con gesto deciso, prende il cazzo in mano e lo infila in bocca fino alla gola senza esitazione. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo. Ogni movimento della sua testa è misurato, profondità controllata ma insistente sulla canna gonfia che sbatte contro il palato morbido. Sudore cola dalla tempia sinistra sulla clavicola affilata sotto la luce principale. Le mani di lui cercano i capelli ma lei le respinge con uno sguardo fisso negli occhi, non toccare. È lei che sceglie il ritmo fin dall'inizio ed è chiaro che comanda l'intera scena. Si sposta sul materasso senza fretta portando l'uomo supino sotto di sé per ricevere lo sborro diretto nella figa depilata all'inguine stretto tra cosce toniche dopo anni di yoga settimanale nel centro sociale vicino casa sua dove tiene anche corsi serali di ricamo tradizionale napoletano come terapia post-lutto maritale durato otto lunghi anni trascorsi tra mormorii dei vicini e solitudine nei letti separati della vecchia villa fuori città mai venduta perché eredità diretta dal nonno materno morto durante un temporale estivo mentre controllava i vigneti personalmente col bastone da passeggio spezzatosi nell'ultima caduta fatale raccontata solo ai parenti più stretti durante funerali svoltisi nella chiesetta campestre annessa alla proprietà ormai abbandonata da oltre due decenni.