Vedova padrona in vestaglia tortora scopata dal vicino
Le chiavi della Vespa sono ancora sul tavolo accanto al posacenere pieno. Io resto ferma davanti alla porta del salotto, le mani strette sulla vestaglia color tortora. Il primo pomeriggio entra dalla finestra a lame di luce oblique sul parquet consumato. Respiro piano contando i secondi tra un battito e l'altro. Mi mordo l'interno della guancia prima di inginocchiarmi. Le piastrelle fredde premono contro le rotule coperte dalle calze 70 denari filate male all'orlo. Non guardo in camera ma so che il microfono lavalier sotto il reggiseno sta registrando ogni respiro affannato. I miei capelli raccolti si sciolgono quando lui me li tira indietro per farmi prendere tutto fino in gola. Lo sento pulsare tra le labbra mentre aumento la pressione delle guance e muovo la testa a destra, sinistra come se stessi negando qualcosa di inevitabile. Sudore gli cola dalla tempia sinistra giù per il collo dove ho lasciato un segno violaceo stamattina presto dopo aver firmato il rilascio davanti alla cinepresa fissa sul cavalletto basso accanto al divano sfondato. Lui geme più forte ma non accelera perché sa che io decido quando cominciare e quando finire. Il ritmo lo impongo io, non lui. Quando sento il cazzo gonfiarsi ulteriormente, stringersi nelle mie mani, apro bene gli occhi fissando dritto nell'obiettivo posteriore montato sopra lo scaffale dei libri polverosi. La prima sborrata mi arriva su una palpebra semiabbassata, poi altre due fuori tempo rispetto ai suoi gemiti strozzati. Rimango immobile qualche secondo col lubrificante a base acquosa ormai secco sui lati delle labbra mentre pulisco col dorso della mano tremante.