Donna matura divorziata domina la cucina all'alba
Cucina di appartamento al secondo piano con piastrelle bianche e grigie e luce neon fredda che filtra dalle persiane accostate. Una vestaglia color salvia giace abbandonata sul pavimento vicino allo stipite della porta. Il profilo di una donna sui cinquanta si staglia contro il muro chiaro mentre sistema gli occhiali da sole sopra un libro aperto sul tavolo. Lui entra dietro di lei senza bussare ma aspetta. Un bicchiere mezzo pieno di acqua sta sul bancone tra loro due. Lei si gira lentamente e abbassa le spalline della sottoveste nera mentre il rossetto rosso scheggiato lascia traccia sul collo del bicchiere. Lui si avvicina ma non tocca finché lei non annuisce. Poi afferra i fianchi larghi e li stringe forte mentre il respiro accelera. Lei sale su uno sgabello alto in ferro laccato nero e divarica le cosce senza parlare. La telecamera fissa trenta secondi sull'inguine aperto illuminato dalla lampada a soffitto con diffusione 1/4 sul primo piano prima dello zoom indietro. Il fonico chiede silenzio prima del battito successivo perché c'è rumore dal palazzo accanto. Lei sceglie il ritmo muovendosi avanti e indietro sulla punta dei piedi scalzi tenendo gli occhi chiusi per metà tempo poi fissando lui dritto quando decide che vuole più pressione. Un cambio d'abito è appoggiato sulla sedia vicino al frigo insieme alle chiavi della Vespa ancora calde per averla parcheggiata poco fa sotto le finestre del cortile interno dove nessuno vede ma tutti sentono se urla troppo forte però non urlerà perché tiene tutto dentro fino all'ultimo gemito strozzato che esce come un sospiro rotto dal petto mentre sborra tra le pieghe delle grandi labbra già gonfie da minuti prima che lui ci arrivi con la bocca dopo essersi inginocchiato ai suoi piedi sudati dopo averle slacciato i sandali coi denti senza rompere lo sguardo negli occhi blu spenti di chi ha visto troppe cose ma ne vuole ancora una così precisa così sporca così sua soltanto sua anche se è rubata anche se è proibita anche se sa che domani mattina dovrà svuotare la moka stretta sul fornello prima che trabocchi come ogni giorno da quando vive sola nel silenzio pesante delle sei e mezza quando l'alba taglia i vetri opachi e illumina solo quel punto preciso dove cade sempre la stessa ombra lunga sulla parete dove ha inciso una croce col temperino anni fa per ricordarsi quanto era diversa allora quanto è cambiata ora quanto cazzo gode adesso mentre scende dallo sgabello senza voltarsi e lascia cadere lo slip per terra come fosse carta bruciata dopo il falò.