Divorziata casalinga hotel ora di pranzo
La vestaglia ecru cade ai suoi piedi prima del primo battito. Candela accesa sul comò, moka stretta sul fornello spento, telefono silenziato. Ore dodici e ventitré, ora di pranzo falsa, attesa lunga. Il regista cambia angolo a metà scena, cinepresa secondaria su treppiede vicino allo specchio appannato. Lei sceglie il ritmo quando lui entra nel box doccia, acqua fredda che le corre tra le tette e giù sui fianchi larghi. Calze a rete rotte all'alluce sinistro rimaste sotto il tappeto blu. Non si tolgono gli anelli dal dito anulare neanche adesso. Primo piano con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 sulla bocca che ansima contro il vetro smerigliato. Lui lecca dal collo alla clitoride senza fretta, mani ferme sulle cosce come se tenesse qualcosa di fragile. Sudore misto ad acqua calda cola lungo la schiena curva verso il basso. Un ginocchio scivola fuori asse ma torna subito in posizione dopo il richiamo dal fonico tramite cuffia wireless. Lei guida l'inquadratura spingendogli la testa più giù con due dita sulla fronte sudata. Poi lo prende in bocca piano finché non sbuffa aria dalle narici e stringe i denti intorno al cazzo grosso e duro come cemento fresco. Movimenti ampi sui talloni, respiro corto spezzato da gemiti strozzati registrati direttamente dal microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno lasciato appeso alla tendina della doccia insieme al costume intero mai indossato oggi ma previsto per blocco successivo secondo call sheet delle riprese mattutine terminato alle ore quattordici zero cinque precise quando lei firma rilascio davanti alla telecamera principale dicendo questa va.