Casalinga divorziata padrona della notte sporca

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Mezzanotte passata e la casa dorme tranne noi due. Io resto in piedi davanti al bancone con la vestaglia color salvia semiaperta, le mani appoggiate sul bordo freddo del piano cottura mentre lui mi osserva dalla sedia pieghevole. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno coglie ogni respiro spezzato. Fuori non c'è traffico, solo il ronzio della moka che sale piano dal fornello. Indosso ancora l'uniforme da casalinga sporca di detersivo e vino rosso, gonna corta tirata su sui fianchi. I suoi occhi seguono i miei polsi quando sollevo i capelli umidi dietro la nuca. Non parliamo ma tutto è accordato. Mi giro lentamente mostrando le cosce nude fino all'inguine rasato a zero. Lui si avvicina senza fretta, ginocchia larghe, palme sudate sulle mie anche. Lo lascio fare perché io decido quando accelerare. La telecamera fissa con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 registra ogni microespressione, labbra tese, sopracciglia aggrottate, pupille dilatate sotto la luce fioca del lampadario antico. Appoggio un ginocchio sulla sedia pieghevole mentre gli slaccio i pantaloni con due dita, sento già il suo cazzo duro sfregare contro la stoffa delle mutande elasticizzate nere. Il piatto di ceramica scheggiata resta sullo scolapiatti dove l'ho lasciato dopo cena insieme ai bicchieri macchiati di rossetto beige cipria. Sudore sulla fronte, calore tra le gambe, fiato corto nell'aria ferma del salotto buio. Gli prendo il cazzo in bocca senza preliminari, sa di sapone neutro. Pelle. Surriscaldata. Lui geme piano come se dovesse nasconderselo anche a sé stesso. Io stringo più forte alla base tenendogli lo scroto con due dita mentre succhio profondo fino in gola.