Universitaria timida scopata in biblioteca all'alba
Il silenzio della biblioteca dopo la chiusura ha un sapore diverso. Sento il fiato corto anche se non ho corso. Il libro di diritto penale è aperto davanti a me ma non leggo. Gli occhiali da sole sono posati sopra le pagine come un segnale. Fuori è ancora buio ma l'alba sta arrivando, una striscia rosa antico sotto le persiane metalliche. Lo sento prima ancora di vederlo. Passi lenti tra gli scaffali, scarpe da ginnastica su linoleum freddo. Mi giro appena, il maglione mi scivola su una spalla. Lui sorride senza parlare. Non serve. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni respiro mentre mi avvicino. Le sue mani mi prendono per i fianchi, dita che stringono forte ma non troppo. Decido io quando abbassare la gonna, decido io quando piegarmi sul tavolo centrale con i libri spostati di lato. La cinepresa fissa usa un 85mm aperto a f/2.8 per cogliere ogni tremito delle mie cosce. Sento il cazzo entrare piano, troppo piano, allora io decido quando accelerare muovendomi indietro contro di lui. Sudore sulla nuca, bassi attutiti dal muro del seminterrato dove c'è la caldaia accesa da ore. Il telefono vibra nella borsa, notifica WhatsApp in pausa sul nome del mio ragazzo che dorme fuori città. Non rispondo. I miei gemiti escono a singhiozzo mentre lui aumenta il ritmo e io tengo gli occhi aperti fissando lo scaffale dei manuali giuridici senza vedere nulla tranne quel rosa antico che cresce fuori dalla finestra sporca del primo piano della facoltà di Lettere moderna e contemporanea dove nessuno ci disturberà perché tutti pensano che questa ala sia dismessa e invece no ed è qui che succede tutto quello che non va detto ad alta voce mai.