Matricola dormitorio libro tesi figa cazzo sborro
Tazzina di caffè freddo abbandonata sul piano della scrivania tra pile di appunti universitari e un manuale di diritto privato aperto alla pagina ventitré. La matricola si lascia cadere sul materasso sfondato del dormitorio studentesco al secondo piano di viale Romania, scarpe da ginnastica ancora ai piedi. Maglietta blu polvere mezzo sbottonata rivela il reggiseno sportivo grigio sotto. Lui entra senza bussare - porta socchiusa era un invito - e chiude con un calcio mentre spegne la luce principale. Il chiarore del lampione filtra dalle persiane scrostate proiettando strisce oblique sui muri imbiancati male. Il fonico chiede silenzio prima del battito ma nessuno risponde perché già stanno ansimando addosso l'uno all'altra. Lei sceglie il ritmo quando gli guida la mano sotto l'elastico delle mutande basse sui fianchi stretti. Tre telecamere fisse registrano tutto - quella col 85mm aperto a f/2.8 è piazzata sul comodino tra una bottiglia d'acqua mezza vuota e lo zainetto arancione della facoltà di Lettere - ripresa dal basso per cogliere ogni spasmo dei glutei contratti mentre viene penetrata forte contro la testiera metallica che sbatte al ritmo dei colpi secchi, profondi dentro la figa fradicia ormai da minuti prima che lui sborri dentro con un ringhio strozzato nell'orecchio sinistro dove porta ancora l'anello d'acciaio comprato al mercatino dell'Usignolo sabato scorso verso le otto meno dieci proprio mentre squillava WhatsApp bloccato in pausa da ore come se niente fosse cambiato fuori da questa stanza dove non esiste più venerdì sera né domani mattina né esami imminenti.