Universitaria in camera da letto con lenzuola disfatte

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Secondo piano di un palazzo anni Settanta senza ascensore - persiane di legno semiaperte sul cortile interno. Lenzuola Bassetti spaiate color tabacco coprono appena il materasso sfondato del centro. Una maglietta bianca bagnata giace accanto alla sedia rovesciata - odore di lavatrice vecchia e sudore fresco misto a deodorante economico. Lei entra dopo mezzogiorno di martedì, zainetto ai piedi, capelli raccolti male con una matita rotta. Si slaccia il reggiseno mentre la cinepresa fissa non si muove dal comodino - presa al primo ciak senza prove. Il ragazzo è già disteso, cazzo duro che punta verso l'alto come un faro acceso sotto il piumone abbassato fino alle cosce. Lei sale sopra senza cerimonie - cavalcata profonda fin dal primo movimento delle anche. Lui afferra i suoi fianchi ossuti ma non li guida - lei sceglie il ritmo fin dall'inizio dei respiri spezzati sulla sua clavicola sinistra esposta alla luce principale diffusa da una tenda sfilacciata davanti al vetro sporco della finestra rivolta a nordovest del quartiere studentesco romano dove abitano da metà settimana appena trasferiti insieme per esami imminenti, mancanza di fondi per due stanze separate nell'appartamento occupato dai compagni fuoricorso più grandi che pagano poco e parlano troppo forte nei corridoi bui dove le porte non chiudono bene nemmeno se forzate col piede quando qualcuno viene scopato dentro fino allo stremo delle vertebre cervicali piegate all'indietro contro la parete fredda dove battono i talloni scalzi ad ogni affondo deciso della fica stretta attorno alla carne tesa del cazzo pulsante che sborra dopo ventisette minuti netti contati dal fonico prima dello stop improvviso richiesto da lei stessa che poi si gira sul fianco destro mostrando solo la schiena concava illuminata dal riflesso intermittente dell'insegna luminosa del bar sotto casa proiettato sulla parete opposta tramite uno specchietto incrinato poggiato tra due libri universitari aperti su fotocopie illeggibili scarabocchiate col pennarello rosso sangue tipico degli errori gravi in sede d'esame finale mai superato perché distratto dalle notti precedenti consumatesi proprio in quel letto ormai consunto e umido come le mutande lasciate sotto il cuscino dopo ore passate a studiare formule chimiche mai ricordate poi applicate invece benissimo nel mischiare corpi nudi senza pudori né limiti imposti dalla morale borghese dei genitori assenti o ignoranti della realtà vera dei giovani adulti emancipati sessualmente grazie all'autonomia conquistata costringendosi a vivere fuori città lontani dagli occhi vigili delle madri preoccupate ma impotenti ormai davanti all'evidenza cruda ed esplicita dell'orgasmo femminile registrato nitidamente attraverso un microfono direzionale puntato sui gemiti soffocati emessi durante l'estasi raggiunta contemporaneamente alla sborrata maschile esplosiva contenuta però entro i confini precisi stabiliti dalle norme igieniche base insegnate nelle scuole superiori italiane obbligatorie seguite religiosamente anche se saltuarie rispetto agli impegni extra-curriculari molto più interessanti praticati quotidianamente in privato tra quattro muri tappezzati di poster strappati e foto polaroide ingiallite incollate col nastro adesivo trasparente comprato al discount vicino alla fermata dell'autobus numero dodici diretto al campus universitario pubblico pieno zeppo di bellezza grezza pronta ad essere scoperta sia intellettualmente che fisicamente senza filtri né remore socialmente accettate.