Studentessa universitaria timida sul divano ruggine
Divano sfondato, libri di diritto penale aperti sul pavimento, luci basse dopo cena. La mora con lo smalto rosso scheggiato si siede ai bordi, calze 70 denari tirate su fino a metà coscia. Lui si avvicina, ginocchio sul tappeto ruggine, mano destra sul bracciolo. Primo bacio senza esitazione, lingua dentro subito, respiro corto. Lei si distende, schiena incavata, seni sotto la maglietta bianca. Lui slaccia il reggiseno, capezzoli duri al freddo. Le mani di lei scendono sui suoi fianchi, guidano il ritmo. Calze rotte all'altezza delle caviglie, piedi scalzi che spingono. Ciak due, macchina B ferma in campo medio ravvicinato. Il regista cambia angolo a metà, passa da OTS a vista laterale. Softbox a 45 gradi sul volto di lei, ombra netta sotto il mento. Lui entra lento, cazzo grosso che spacca la figa stretta. Gemiti soffocati, denti sul labbro inferiore. Lei solleva il bacino, unghie nei glutei di lui. Carte da gioco mezze sparse sul tavolino, vicino a un bicchiere di vino mezzo pieno. Lavalier nascosto sotto il reggiseno, registra ogni ansimata. Sudore sulla fronte, collo, tra le tette. Lui accelera, palle che sbattono. Lei apre gli occhi, annuisce, dice 'così'. Tre minuti filati di pompata continua. Alla fine lui sborra dentro, fiotto caldo che cola fuori. Lei resta immobile, respiro pesante, mano sinistra sulla clitoride. Chiude le gambe lentamente. Fuori dalla finestra, scooter che passa, rumore attutito dalle persiane di legno. Notifica WhatsApp in pausa sul cellulare. Lei sceglie il ritmo. Riprese concluse.