Studentessa diciottenne in cucina dopo cena
Primo appartamento condiviso, pareti sottili, luce gialla del neon sopra il lavandino. Tavolo pieghevole di formica laccata, due sedie diverse, caffettiera vuota sul fuoco spento da dieci minuti. Lei, la mora dell'università, siede sul bordo del tavolo, piedi scalzi sul linoleum freddo. Maglietta bianca bagnata sotto le ascelle, perizoma panna in pizzo macramé visibile sotto la stoffa tirata. Lui entra dalla porta del salotto, occhi fissi sulle cosce nude. Le mani salgono lungo i fianchi, sollevano la stoffa, la gettano sullo schienale della sedia. Calze 70 denari velate si arrotolano giù, lasciano segni rossastri alle caviglie. Il perizoma scivola a terra, incastrato tra scarpa da ginnastica, zerbino. Primo piano ravvicinato da cinepresa fissa sullo scaffale sopra il frigo, ottica 85mm aperta a f/2.8. Sudore sulla spalla, bassi attraverso il muro, la mano di lui alla gola. Lei annuisce. Penetrazione lenta, poi ritmo serrato, spinte secche contro il bordo del tavolo. Specchio appeso alla parete riflette il movimento, angolazione laterale da tre metri. Ogni colpo fa tremare la bottiglia d'acqua sul davanzale. Dopo cena, silenzio rotto solo dal respiro pesante. Creampie prolungato, lui fermo dentro, lei con le dita nei capelli. Alza una mano, dice 'fermo', lo spinge via dolcemente. Resta seduta, gambe aperte, fiato corto, mentre lui si ritira. Lenzuola di cotone Bassetti spaiate appallottolate in fondo al corridoio.