Ragazza diciottenne nel bagno della biblioteca

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Il sabato sera tardi pesa sui vetri delle finestre della biblioteca universitaria dove le luci sono spente tranne quella del bagno degli uomini accesa da dentro. Io resto ferma vicino allo specchio mentre lo sento chiudere la porta a chiave alle mie spalle. La sua mano mi sfiora la nuca prima di farmi piegare leggermente in avanti ma non verso il lavandino come pensavo piuttosto mi guida giù sul pavimento freddo coperto da un tappetino antiscivolo bagnato forse da qualche goccia d'acqua lasciata da ore. Le tapparelle sono abbassate a metà e filtrano solo strisce oblique di verde acqua dai lampioni esterni che tagliano il pavimento e parte della mia coscia sinistra esposta dalla gonna corta sollevata fino all'inguine. Sento il respiro spezzarsi quando me lo vedo scendere tra le gambe con decisione precisa senza preliminari verbali né gestualità teatrale soltanto movimento diretto e occhi fissi nei miei finché non annuisco col mento io decido quando accelerare e lui risponde con un gemito strozzato mentre entra dentro con una spinta netta che mi fa sbattere la schiena contro le mattonelle fredde. La cinepresa fissa nell'angolo alto riprende tutto con un obiettivo 85mm aperto a f/2.8 che tiene fuori fuoco i libri impilati fuori dalla porta ma nitida ogni contrazione dei polpacci e ogni tremore delle mani aggrappate al bordo del water. Sudore sulla fronte misto a lacrime leggere non so se per pressione o piacere crescente ma continuo a muovermi sincronizzando i fianchi alle sue penetrazioni sempre più profonde finché non sento vibrare il cellulare nella tasca interna della giacca abbandonata sulla mensola - notifica WhatsApp in pausa sullo schermo bloccato - ignoro tutto perché ho bisogno di venire adesso forte e senza silenzio così apro la bocca ed emetto un urlo gutturale che rimbomba tra i muri stretti mentre lui aumenta ritmo e pressione tenendomi ferma per i fianchi con entrambe le mani sporche d'inchiostro forse dalle penne rotolate via dal banco studio poco fa.