Prima volta nel dormitorio con calze ecru
Il tardo pomeriggio filtra dalle persiane di legno scrostate, luce obliqua sui libri di testo aperti sul pavimento. Io resto seduta sul bordo del letto, gonna dell'uniforme tirata giù, ma sento già il calore salirle lungo le cosce. Lui si avvicina con una bottiglia d'acqua, sorride, parla di esami. Le nostre mani si sfiorano mentre prendo la bottiglia, un contatto breve che mi lascia il fiato corto. Poi lui si china, labbra sulle mie, lingua decisa, e io non resisto. Mi sdraio, gonna sollevata, mutande di pizzo nero scostate. Le calze 70 denari ecru restano su, solo abbassate alle caviglie, il ricamo laterale sfregato dal movimento. Sento il suo cazzo duro premermi tra le gambe, poi entrarmi piano. Gemo, ma non troppo forte - non siamo sole. Il microfono lavalier infilato sotto il colletto registra ogni respiro. Cambiamo posizione, mi gira sul fianco, mi prende da dietro con spinte lunghe. Sudore sulla nuca, bassi attutiti dal muro, il rumore delle carte da gioco che cadono dal tavolino. Guido la pressione della sua mano sulla mia nuca, decido quanto in profondità. Ogni spinta mi spinge contro il materasso sottile, sento il tessuto ruvido sulla pelle. Finisce con un gemito soffocato, lui si ritira, sperma che cola sulle calze. Resto distesa, occhi aperti, il sapore di metallo in bocca.