Prima volta in cavalcata con POV disperata
Domenica mattina, luce grigia di febbraio filtra dalle persiane di legno scrostate. Lei siede sul bordo del letto sfatto, vestaglia color salvia aperta sul seno. Lui entra in campo, ginocchia a terra, mani sulle cosce di lei. La cinepresa fissa in POV da 85mm aperto a f/2.8, campo stretto sul collo, sulle clavicole, sulle dita che afferrano il tessuto. Lei si alza, si gira, si abbassa sul suo cazzo con un gemito trattenuto. La cavalcata inizia lenta, poi accelera. Sudore sulla fronte, respiro spezzato, un seno che sbatte contro il suo petto. Il regista cambia angolo a metà, passa al laterale per catturare il movimento completo del bacino. Lei sceglie il ritmo, guida ogni affondo, la mano sulla nuca di lui a dirigere la pressione. Un cambio d'abito è sullo schienale della sedia, calze a rete appallottolate sotto il comodino. La luce cambia, ombre si allungano. Lei ansima, stringe i denti, poi sborra con un tremito lungo la schiena. Lui viene subito dopo, schizzo sul ventre, dita che affondano nei fianchi. Lei si alza, sistema la vestaglia, ride. Notifica WhatsApp in pausa sul comodino. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni respiro. Tre ciak, preso al secondo. Fine scena..........................................................................................................................................................................................................................................