Matricola universitaria pompa cazzo nel bagno della biblioteca
Biblioteca universitaria vuota ore dodici. Ventitré. Minuti - luce piatta dai neon filtra tra le persiane di legno scrostate del primo piano - lei spinge la porta del bagno con una mano sola mentre nell'altra tiene ancora i fotocopiati di diritto romano - maglietta grigio perla aderente sui seni fermata da un reggiseno sportivo nero - si sistema i capelli con gesto automatico allo specchio sopra il lavandino screpolato - lui entra senza bussare lascia cadere lo zainetto ai suoi piedi - mani subito nei jeans abbassati fino alle cosce - cazzo duro fuori dalla mutanda grigia tirata giù con un solo strappo deciso - lei si inginocchia senza parlare prende l'asta in bocca fino alla base occhi fissi al pavimento piastrellato sporco di calcinacci vecchi - saliva che cola lungo il polso sinistro dove ha arrotolato la manica troppo stretta - angolo frontale fisso da tre metri ottantacinque millimetri aperto a f/2 punto otto riprende ogni guancia che si infossa col ritmo crescente delle sue succhiate profonde - il fonico chiede silenzio prima del battito uno due sette perché qualcuno tossisce nel corridoio attigua ma nessuno ferma la scena neanche quando lei soffoca appena sulla punta gonfia che preme contro la gola tesa come un cavo acceso sotto pelle pallida sudore freddo sulla tempia destra dove batte una vena sottile calda pulsante veloce come se stesse correndo verso casa sua o verso un altro errore simile a questo qui adesso ora di pranzo precisa sessanta secondi dopo mezzogiorno lui urla piano avvertendola stringe forte le ciocche ribelli fra le dita sporche d'inchiostro blu pennarello cancelleria preside dipartimento economia terzo cassetto sinistro scrivania numero sei lei sceglie il ritmo non rallenta anzi spinge avanti collo vertebre cervicali rigide come ferrovie abbandonate da tempo lunghe curve deserte tra colline morte labbra sigillate intorno alla fonte calda che sborra copiosa bianca densa schizza su palpebre naso mento cade anche dentro bocca aperta lingua fuori a raccoglierne ogni goccia residua ultima convulsione muscolare pelvi premuta contro spigolo freddissimo porcellana sanitaria industriale nazionale made in Italy anni novanta modello standard installato in tutte le strutture pubbliche dal Piemonte alla Sicilia compresi gli ospedali penitenziari e i dormitori studenteschi come questo qui dove finisce tutto col respiro pesante odore acre sperma mischiato a disinfettante ammoniacale carta igienica strappata rumorosamente da rotolo metallico parete nord est stanza piccola finestra alta oscurata tendina plastificata trasparente ingiallita dal sole artificiale sempre acceso giorno notte estate inverno autunno primavera stagioni uguali quando vivi qui dentro così.