Diciottenne timida in trio con sborrata interna
Il primo ciak regge appena. La diciottenne entra nel salotto del primo appartamento condiviso, zaino sul pavimento, orecchini a cerchio dorati che tintinnano. Venerdì sera, luce verde bottiglia dal neon del bar sotto. Lei si siede sul bordo del letto, maglietta bianca bagnata sotto le ascelle. Lui le sfila il perizoma nero, l'altro le apre le gambe con due dita. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Lei sceglie il ritmo, spinge indietro sui talloni. La cinepresa fissa l'85mm aperto a f/2.8, diffusione 1/4 sul primo piano. Sudore tra le scapole, unghie che graffiano lenzuola Bassetti spaiate. Il secondo ciak tira, lei ansima in un palmo aperto. Tre macchine fisse, una sul comodino. Il pacchetto di Marlboro rosso cade dal tavolo. Poi lei monta in missionario, collo piegato, bocca aperta sul collo di lui. Il terzo ciak la inchioda, a pecorina, spinta profonda, sborrata dentro. La moka stretta sul fornello fischia in sottofondo. Bassi attraverso il muro, nessuno ferma. Lei scende, si pulisce con un angolo del lenzuolo, si riveste. Nessun dialogo. La scena legge, ma il finale è piatto. Non vende. Manca il fuoco dopo lo scoppio. Solo silenzio, odore di caffè bruciato e sperma sulle cosce. Fine riprese. Nessun bisogna. Stop. Taglia. Silenzio. Nessuna firma. Solo porte che si chiudono. Notifica WhatsApp in pausa sul comodino. Nessun messaggio letto. Notte finita. Niente da aggiungere. Solo il rumore del frigo che parte. Nessun abbraccio. Nessun bacio. Solo vestiti raccolti. Nessun sorriso. Solo occhi bassi. Nessun ringraziamento. Solo chiavi della Vespa sul tavolo. Nessun arrivederci. Solo buio. Taglia. Fine.