Diciottenne in biblioteca tra libri e desiderio nascosto
Biblioteca universitaria, primo pomeriggio, luce grigia di febbraio filtra dalle vetrate alte. Silenzio rotto solo dal ronzio del climatizzatore e dal fruscio di pagine girate troppo piano. La diciottenne, mora, con perizoma nero sotto la gonna di jeans strappata, si siede al tavolo di legno scuro, schiena dritta, mani sul libro di diritto commerciale. Il telefono sul ripiano, notifica WhatsApp in pausa, 'Tutto ok. '. Un rumore di passi. Lei alza lo sguardo. Lui, maglietta bianca bagnata sul petto, si avvicina senza parlare. Le dita di lei si chiudono sul bordo del tavolo. Poi si alza. Cammina verso gli scaffali centrali, lui dietro. Si ferma tra i volumi di diritto romano. Lui la tocca sulla nuca. Lei non si ritrae. Il primo bacio arriva con la bocca semiaperta, respiro corto. Le mani scendono, aprono la cerniera, tirano giù il cotone. Il cazzo fuori, duro, si appoggia sul fianco nudo. Lei guida la mano di lui sotto la gonna. Il dito entra, esce, gira. Poi si gira, schiena al legno, gambe larghe. Lui entra in piedi. Spinte brevi, ritmiche. La cinepresa in 85mm aperto a f/2.8 fissa il collo teso, la vena che pulsa. Sudore sulla spalla, bassi attraverso il muro, la mano di lui alla gola. Lei sceglie il ritmo. Ogni affondo fa tremare i dorsi dei libri. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura il gemito strozzato. Candela accesa sul comò nell'angolo, fiamma ferma, colore ottanio sul muro. Poi il respiro spezzato, le dita che artigliano il dorso di un Codice Civile. Lui sborra dentro, caldo, senza estrarre. Restano fermi. Il silenzio torna. Il telefono vibra di nuovo. Nessuno risponde.