Diciottenne col perizoma macramé smalto rosso
Domenica mattina nell'appartamento condiviso vicino all'università. La moka sul fornello spento da ore, due tazze sporche nel lavandino. Lei distesa sul materasso sfatto, perizoma in pizzo macramé tirato di lato sulla coscia sinistra. Smalto rosso scheggiato sui piedi scalzi che premono contro il pavimento freddo. Lui entra lentamente in campo da destra, occhi fissi sulla figa lucida già bagnata sotto la stoffa sottile. Si inginocchia senza parlare, mani tremanti sulle ginocchia di lei. Il fonico chiede silenzio prima del battito e tutto si ferma un secondo - respiro trattenuto, telecamera fissa a mezza altezza su di loro. Poi lei sposta il tessuto da parte con due dita, dice piano vai piano così. Lui obbedisce subito, lingua lunga che segue il solco fino al clitoride gonfio. Lei reagisce con un gemito strozzato ma non lo ferma anzi lo incoraggia stringendogli i capelli tra le mani sudate. Angolazione ravvicinata dal basso mostra ogni piega della figa che pulsa mentre lui succhia forte poi rallenta quando lei gli tira i capelli come segnale chiaro di stop temporaneo. Tre ciak presi allo stesso modo ma solo l'ultimo regge perché nei primi due lui anticipava troppo invece qui aspetta che sia lei a scegliere il ritmo. Un asciugamano umido giace per terra accanto alla scarpa sinistra buttata via male dopo essere entrati di corsa dalla porta blindata ancora semiaperta verso il pianerottolo vuoto. La luce grigia filtra dalle persiane mezze rotte proiettando strisce verticali sulla parete dove una foto incorniciata trema leggermente ogni volta che sbattono più forte. Alla fine lei viene senza urlare solo un sospiro profondo mentre affonda i talloni nelle natiche di lui tenendolo dentro finché non ha finito.