Diciottenne bagnata nel dormitorio dopo la doccia fredda
Il getto della doccia si spegne a metà secondo piano mentre l'acqua cola dai capelli lunghi sulla schiena curva contro le piastrelle fredde blu navy. Lei esce scalza sul pavimento del dormitorio universitario dove un paio di scarpe da ginnastica giace accanto al letto sfatto e le chiavi della Vespa sono posate sul tavolo insieme a un libro di economia aperto a pagina settantadue. Indossa solo un perizoma nero che scivola via lentamente lungo le cosce quando si inginocchia davanti a lui appoggiando i palmi sudati sulle sue ginocchia tremanti. Lo prende in bocca fino in fondo senza pause né respiri forzati mentre il microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno cattura ogni suzione umida. Gemito. Strozzato registrato dal fonico che chiede silenzio prima del battito sonoro delle labbra attorno al cazzo gonfio. Si sdraia supina sul tappeto sottile girando gli occhi verso la telecamera fissa montata su treppiede nell'angolo opposto impostata con obiettivo 85mm aperto a f/2.8 per isolare il contrasto tra lo smalto rosso scheggiato delle unghie dei piedi e il bianco sporco delle lenzuola buttate per terra durante il trasloco precedente alla sessione serale tardo pomeriggio. Lui entra deciso ma lei sceglie il ritmo muovendosi avanti, indietro sulla sua asta pulsante finché non cambiano posizione passando alla pecorina contro lo stipite della porta dove i graffi freschi si aggiungono ai vecchi segni lasciati da notti precedenti rumorose come questa. Sudore misto ad acqua di rubinetto cola lungo la colonna vertebrale mentre viene presa forte senza filtri né musica di sottofondo solo ansimi grevi rumori carnali sinceri ripresi senza scenografia artefatta ma autentici come quel bicchiere mezzo pieno ancora abbandonato vicino alla finestra socchiusa da cui entra l'eco di uno scooter acceso due piani più sotto. La sborrata arriva densa calda precisa sul collo spalle clavicole senza mai toccare i capelli raccolti male con forcine rotte tenute insieme dalla disperazione erotica del momento vissuto fino all'estremo limite consentito dal consenso verbale confermato subito dopo quando lei dice questa va ed entrambi ridono esausti distesi fianco a fianco respirando piano come se niente fosse successo tranne quel lieve odore acre persistente nell'aria umida.