Cavalcata universitaria nel bagno condiviso sabato sera tardi
Il rubinetto che gocciola scandisce il tempo nel bagno del primo appartamento condiviso. Sabato sera tardi e fuori non c'è anima viva. Mi tolgo la maglietta bagnata di sudore dopo ore sui libri di diritto romano. I jeans strappati cadono ai miei piedi scalzi. Lo vedo già seduto sul water chiuso, cazzo duro come cemento pronta a prendermi tutto. Salgo sopra con le ginocchia larghe, fiato corto. Il mio smalto rosso scheggiato sfiora il bordo della vasca mentre mi abbasso piano. Sento il calore salirle dalle cosce fino al collo mentre lo inguaino fino in fondo. Lui tiene le mani sui fianchi ma non spinge io decido quando accelerare. Ogni movimento è mio ogni gemito parte dal basso. La cinepresa fissa a meno di un metro usa un 85mm aperto a f/2.8 per cogliere ogni piega della pelle lucida sotto la luce fredda del soffitto. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno registra ogni respiro spezzato ogni colpo secco dei nostri corpi che sbattono. Fuori dalla porta la notifica WhatsApp in pausa illumina appena il pavimento ma nessuno verrà a interromperci. Sudore sulla fronte sale tra le sopracciglia brucia negli occhi ma non mollo. Le pareti sottili trasmettono i bassi attutiti di una festa al secondo piano ma qui dentro c'è solo questo rumore umido insistente delle carni unite. Stringo i denti apro la bocca senza voce poi sento montare qualcosa di profondo e inevitabile che mi svuota le gambe e mi fa tremare le spalle prima di lasciarci andare entrambi senza controllo alcuno. Un ultimo colpo secco poi silenzio rotto solo dal ticchettio metallico dell'acqua color tabacco che cola lenta dal rubinetto mal serrato.