Stupore tra calze nere cazzo grosso in cucina
Io mi mordo il labbro inferiore guardando il soffitto screpolato. La luce entra dalla finestra semiaperta alle mie spalle, tagliata dalle persiane di legno scrostate. Calze a rete nere tirate su fino alle cosce, pieghe marcate all'interno delle ginocchia. Fiato corto quando lo vedo avanzare verso il letto matrimoniale sfatto. Ogni passo scalzo risuona sul pavimento freddo di piastrelle antiche. Mi sollevo lentamente sui gomiti mentre lui si inginocchia tra le mie gambe nude. Il microfono lavalier sotto la collottola tortora registra ogni respiro spezzato. Sudore sulla fronte prima ancora che tocchi qualcosa. I suoi pollici agganciano gli orli elastici delle calze, li abbassano piano lungo i polpacci tesi. Un brivido mi corre lungo la schiena quando sento il calore del suo cazzo premere contro la figa già umida attraverso la stoffa sottile degli slip. Spingo i fianchi in avanti per incontrarlo meglio - è così grosso che devo dilatare piano - non forzare mai all'inizio - lui aspetta finché non annuisco col mento alzato - illuminazione laterale a 30 gradi con diffusore opaco illumina ogni contrazione dei muscoli addominali - pelle che si tende intorno alla base del cazzo mentre affonda sempre più giù - due telecamere fisse, una dal comodino puntata sui piedi scalzi che si aggrappano al materasso, l'altra dall'alto che cattura gli occhi lucidi e le labbra socchiuse - sento il sapore ferroso del sangue dove mi sono morsa troppo forte - chiave di casa sul comodino riflette un bagliore spento accanto al bicchiere d'acqua mezzo pieno - io decido quando accelerare il ritmo con un cenno del mento - sudore sulla nuca dopo tre minuti esatti di pompage serrato - bassi attutiti dal muro divisorio entrano in sincronia coi gemiti trattenuti - metà settimana significa meno traffico fuori e più silenzio dentro.