Bionda Minuta Su Terrazza Estiva Al Sole

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Terrazzo al secondo piano, piastrelle bianche scottate dal sole. Due ombre maschili contro la ringhiera di ferro battuto. Una bionda minuta in calze autoreggenti nere cammina scalza verso il bordo della terrazza, i piedi lasciano impronte polverose sul cemento chiaro. Indossa un bikini rosso sgualcito e ha lo smalto delle unghie rosso scheggiato sulla punta delle dita sinistre. Un ventilatore acceso a velocità due gira lentamente nell'angolo sud-ovest, spostando appena l'aria densa delle dieci del mattino presto. La luce è dura, piena estate romana, riflessi accecanti dalle finestre opposte rimbalzano sullo specchio verticale montato sulla parete laterale. Calze 70 denari fasciano cosce pallide striate di abbronzatura artificiale. Il primo uomo le slaccia il top con un gesto secco - stoffa che cede - poi si abbassa sui talloni per succhiarle un capezzolo turgido sotto la luce principale da nord-est. Il secondo le afferra i capelli biondi alla radice e le guida la testa verso il cazzo eretto fuori dai boxer grigi melange. Lei apre la bocca senza esitare - lingua lunga che avvolge la punta - poi comincia a pompare con movimenti brevi. Profondi. Della nuca. Sudore sulla fronte, labbra lucide di saliva mista a pre-eiaculazione trasparente che cola giù fino al mento tremante. Il fonico chiede silenzio prima del battito perché entra audio sporco dalla strada sottostante, clacson di scooter impazienti alle undici meno ventitré minuti precise dell'estate italiana più secca degli ultimi anni. Lei sceglie il ritmo quando decide di voltarsi. Piegarsi. Sul muretto basso rivestito in pietra serena grezza annerita dal tempo, offrendosi nuda ai due cazzi pronti uno dopo l'altro. Primo colpo dentro figa rasata stretta, gemito strozzato soffocato dal motore acceso dello stesso ventilatore che ora vibra anche nelle ossa del pavimento. Secondo ingresso anale senza fretta ma senza permesso richiesto, dilatazione controllata, sfregamento prolungato, poi spinta decisa fino ai coglioni pelosi premuti contro le natiche arrossate. Ogni fotogramma registrato da una cinepresa fissa posizionata sopra lo specchio inclinato quarantacinque gradi rispetto all'asse longitudinale della coppia principale. Terzo round orale simultaneo, entrambi gli uccelli ficcati in bocca contemporaneamente finché non sborrono copiosamente sul naso, palpebre chiuse, zigomi altissimi illuminati dall'unica fonte naturale filtrata attraverso tende parasole semirotte mosse dal ventaccio improvviso delle dodici e diciassette secondi. L'ultimo spruzzo cade proprio dove aveva poggiato il bicchiere vuoto poco prima accanto alla bottiglia d'acqua minerale mezza bevuta vicino alla valigia aperta col perizoma nero buttato sopra come fosse stato strappato via troppo forte troppo presto.