bionda minuta occhi azzurri posizione canina
Il vinile fermo sul giradischi vibra appena sotto le casse. Metà settimana, luce opaca filtra dalle persiane semiabbassate. Io resto seduta sul bordo del letto, piedi scalzi sul parquet freddo, orecchini a cerchio dorati che sfiorano le clavicole ad ogni respiro corto. Il microfono lavalier nascosto sotto il reggiseno coglie ogni sospiro spezzato mentre mi piego in avanti, mani aggrappate alle cosce nude. La cinepresa punta dritta al centro di me con un obiettivo 85mm aperto a f/2.8 - nitidezza chirurgica su peluria bionda. Labbra. Gonfie di sangue. Sudore sottile tra i seni minuscoli, pelle diafana tesa sui capezzoli duri come sassolini al sole estivo. Le mutandine rosa antico scivolano via senza gesti teatrali - solo indice destro che tira lentamente il bordo laterale finché non cedono al peso proprio. Notifica WhatsApp in pausa sullo schermo del cellulare accanto alla bottiglia d'acqua mezza vuota, nessuno risponde mai nei momenti così pieni di silenzio rumoroso. Mi abbasso fino a toccare il materasso con la fronte, culo alto nell'aria immobile della stanza surriscaldata dal proiettore acceso da ore senza controllo remoto spento accidentalmente prima dell'inizio delle riprese vere e proprie. Fiato caldo tra le mie gambe aperte ora da qualcuno fuori campo che guida ma non comanda - io decido quando rallentare, quando stringere i muscoli interni attorno all'intruso invisibile ai più ma chiarissimo nella traccia audio grezza registrata separatamente per post-produzione futura eventualità sonora sincronizzata perfettamente col movimento labiale delle urla soffocate modulate volontariamente secondo necessità narrative successive. Calore umido si diffonde ovunque.