Bionda minuta in albergo con calze a rete
La stanza d'albergo profuma di cloro. Crema. Solare. Il sole del pomeriggio taglia le persiane di legno scrostate, disegna strisce sulle lenzuola di cotone Bassetti spaiate. Io mi siedo sul bordo del letto, le cosce umide di sudore e acqua di piscina. Le calze a rete scivolano su, stringono appena sopra le ginocchia. La vestaglia verde bottiglia è leggera, quasi trasparente alla luce del tramonto. Mi slaccio il costume bagnato, lo lascio cadere sul pavimento di cotto. Il lavalier nascosto sotto il reggiseno capta ogni respiro, ogni sospiro che mi scappa quando le dita trovano il clitoride. La telecamera in POV è fissa, 85mm aperto a f/2.8, inquadra ogni movimento. Mi piego un po' in avanti, allargo le gambe, sento il calore tra le pieghe della figa. Il ritmo lo scelgo io, nessuno mi dice quando andare più forte. Le unghie scheggiate grattano la pelle interna, poi scivolano dentro. Fuori, il sabato sera tardi si sente appena, una Vespa che passa, una risata soffocata dal corridoio. La chiave di casa è sul comodino, accanto al bicchiere di acqua minerale. Mi alzo, vado alla finestra, la vestaglia cade a terra. Il vento tiepido mi solleva i capelli bagnati. Guardo l'obiettivo, non sorrido. Solo un cenno. Poi torno a letto, mi stendo, apro le gambe. Le dita lavorano veloci, il pollice sul clitoride, due dita dentro. Il fiato si accorcia, il calore sale alla gola. Vengo in silenzio, con un brivido che parte dal culo e sale su per la schiena. Resto ferma, le mani aperte sulle cosce. Il sole finisce di morire. La stanza diventa grigia. Io mi alzo, prendo la borsa. Fine del ciak. Lei sceglie il ritmo.