Massaggio filippina finisce in scopata infuocata

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85mm aperto a f/2.8 sulla schiena sudata della filippina. Lei in ginocchio tra le sue gambe distese sul materasso stretto. La vestaglia color ecru scivola via, lasciando il culo nudo sotto la luce calda della lampada da comodino. Le mani di lui afferrano i fianchi, spingono in avanti. Lei inizia con un massaggio lombare, dita che scendono lungo la colonna vertebrale, poi pressione sui glutei, poi sulle cosce. Lui si gira. Penetrazione in ginocchio, cazzo dentro fino ai testicoli. Il regista cambia angolo a metà, passa al dolly laterale. Lei sceglie il ritmo, afferra il bordo del letto, solleva il bacino, poi scende lenta, poi veloce. Sudore sulla fronte, respiro corto, un gemito strozzato. La telecamera fissa il primo piano, occhi chiusi, labbra socchiuse, lingua che sfiora il labbro superiore. Il bicchiere d'acqua mezzo pieno trema sul comodino. Lei si alza, si gira, si siede sul cazzo, lo cavalca in controluce. La moka stretta sul fornello fischia in cucina. È ora dell'aperitivo. Il fonico chiede silenzio prima del battito. Lei annuisce, lui stringe i denti, sborra dentro con un grugnito. Lei resta ferma, sente il calore. Poi si alza, si volta, raccoglie la vestaglia. La luce riempie la stanza da est, rimbalza sul pavimento di legno. Nessuno parla. Solo il respiro. Il lenzuolo macchiato si attorciglia intorno alla caviglia sinistra. Lei va in bagno. La porta si chiude. Fine della scena. Tre telecamere spente. Il set si spegne. Il silenzio torna. La città fuori continua. Il caricabatterie penzola dal bordo del letto. Lei firma il rilascio davanti alla cinepresa. Poi se ne va.